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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap1#2


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
09.03.2026    |    16.719    |    2 5.3
"Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene..."
*** MICHELA ***

L'abito mi cade davanti ai piedi come un'ombra nera e liquida. Lo afferro delicatamente tra pollice e indice, sentendone la consistenza scivolosa e fredda. La fattura è meravigliosa - ogni cucitura invisibile, ogni borchia dorata incastonata con precisione millimetrica nel tessuto leggermente trasparente che rivela ombre di carne sotto la luce. Mi alzo dal divano Frau, la pelle nera che si stacca dalla mia con un suono umido, e con un movimento lento e sensuale, studiato per il suo sguardo predatore, faccio scorrere l'abito dalla testa ai piedi. Il tessuto si incastra nei piercing ai capezzoli con un dolore acuto e delizioso, tirando le barre di acciaio prima di scivolare oltre con un fremito.

Sembrava più lungo di quello che è - a mala pena arriva sotto i glutei, li stringe come mani avide, e se mi dovessi chinare anche solo di un centimetro, sia il plug con la gemma blu cobalto che il tatuaggio "Slave" diventerebbero di pubblico dominio. Il seno, gonfio e segnato dai morsi della notte precedente, fa fatica a rimanere dentro la stoffa tesa fino allo strappo, e i piercing spingono contro il tessuto creando piccole tende oscene, così evidenti che mi sembro una vacca da esibizione con tutti gli anelli che vengono evidenziati più che nascosti, come gioielli esposti su velluto nero.
«Padrona, che scarpe devo indossare?»

Daniela mi osserva, occhi stretti in una virgola di desiderio e valutazione. «Le Louboutin nude, con il cinturino alla caviglia e il plateau d'oro. Voglio che sembri una donna di Wall Street in gita premio da escort di lusso.»
Le gambe mi tremano leggermente quando mi chino - centimetri di vestito si sollevano, tanto che sento l'aria fredda insidiare la pelle nuda sotto le natiche. Affondo un dito sotto la stoffa e ne approfitto per aggiustarmi il plug: il movimento richiama una scossa di piacere liquido che mi attraversa fino alla gola. Mi calzo le décolleté altissime con la precisione di una ritualità antica, e il piede sembra una scultura tirata a lucido, il collo così sottile che potrei spezzarlo anche solo con un sospiro affannato.

Daniela prende il soprabito - trench di vernice nera lucida, l'interno in raso che riflette la luce viola della stanza - e me lo butta sulle spalle come fossi una bambola da vestire. Poi mi ordina di seguirla, e il rumore dei nostri tacchi sincronizzati sui listelli di teak diventa una soundtrack ossessiva mentre scendiamo verso il nostro fidato Mustafa che ci aspetta con il suo taxi fuori casa.

In ascensore, Daniela mi spinge contro il muro a specchio, appoggiando il palmo sulla mia gola. Sento la pressione precisa, studiata per darmi solo un accenno di panico che mi fa boccheggiare, ma mai abbastanza da farmi indietreggiare davvero. «Non dire una parola, neanche se te lo chiede il proprietario del negozio o una commessa." Il suo viso si riflette più volte nello specchio: bocca rossa perfetta, gli occhi predatori, il ciuffo di capelli biondi appena spettinato che le cade sulla tempia con sex appeal chirurgico.

«Oggi parlo solo io. Tu sorridi, annuisci e cammini come se avessi un serpente infilato tra le gambe.»

Lecco l'aria in risposta, umiliata e felice come una ragazzina, e lei mi prende il mento tra pollice e indice, torcendolo appena, poco più che un monito.

Appena Mustafa ci vede, un luccichio predatorio attraversa i suoi occhi scuri, facendoli brillare come quelli di un lupo affamato nella notte. La sua barba brizzolata nasconde a malapena il sorriso lascivo che gli increspa le labbra screpolate. Come un galantuomo mi apre la portiera del taxi, ma il suo sguardo che scivola lentamente dalle mie caviglie fino alla scollatura rivela ben altre intenzioni. Mentre mi abbasso per sedermi, il vestito – teso come una seconda pelle – risale di almeno dieci centimetri. Il freddo della pelle del sedile mi colpisce le natiche nude come uno schiaffo gelido, facendomi sussultare.

Mustafa si china verso di me con il pretesto di sistemare qualcosa, e le sue dita callose – che sanno di tabacco e dopobarba economico – scivolano tra le mie cosce con una familiarità che mi fa tremare. Le sue unghie corte premono contro la carne sensibile, pizzicandola. «Scusami,» mi sussurra all'orecchio, il suo respiro caldo e umido che mi solletica il lobo, «ma voglio essere sicuro che il sedile venga bagnato a dovere.» La sua voce è roca, gutturale, come se ogni parola venisse estratta da un pozzo oscuro di desideri repressi.

Quando Daniela entra, la vedo lanciargli uno sguardo rapido, misurato, come quelli che si lanciano tra predatori in uno zoo. Poi mi si siede accanto, gambe accavallate con la precisione di una matematica viziosa. La sua mano si posa pesante sulla mia coscia, proprio dove le dita di Mustafa avevano lasciato un alone di bruciore. Affonda appena, lasciando i segni delle unghie anche se i suoi movimenti sono minimi: tutta la forza è nel polso, tutto il messaggio si concentra nella pressione, nel possesso.

La città ci inghiotte e ci risputa fuori con le sue luci intermittenti e i viali bagnati di pioggia e dentifricio. I finestrini appannano subito di calore animale e profumo di Chanel N°5. Seduta tra il sedile e la sua mano imperiosa, non posso fare altro che fissare fuori e lasciare che succeda tutto: la mano di Daniela che si muove a piccoli passi verso l’incavo delle grandi labbra, il plug che pulsa con il battito alle tempie, la bocca che si morde per non emettere nemmeno un mugolio. Eppure, nel silenzio così popolato dei nostri corpi, sento distintamente il rumore liquido dei miei fluidi che si mescolano all’acciaio, lo scatto delle borchie del mio abito che si tendono.

Daniela non si limita a esplorarmi; mi sonda, affonda le dita tra le cosce e la stoffa e alza il dito umido davanti a me come un trofeo di guerra. Ordina a Mustafa di accendere la radio, ma senza abbassare la voce gli dice: «Vedi, se la mia ragazza oggi sembra in trance, è tutta colpa dei suoi ormoni. Non appartiene a nessun uomo.» Mustafa ride, un suono basso e gutturale che mi fa vibrare la spina dorsale, e mi lancia un occhiata nello specchietto che sa di sodomia suburbana, rapida e senza testimoni.

«Meglio così, signora. Certi appetiti meglio lasciarli in mani esperte.» Daniela sorride, complice.

Filiale feticcio di via Monte Napoleone. Qui non si viene a comprare vestiti: qui si viene a comprare versioni migliori di sé stessi. Scritte dorate, vetrine allestite da architetti del porno soft, commesse con un tacco dodici da vera podologa del dolore. Daniela mi fa scendere per prima, afferrandomi il braccio mentre scivolo sul marciapiede umido. La sua presa è forte, mi guida come fossi cieca o ubriaca (effettivamente lo sono, di lei, del taxi, dell'umiliazione che mi impregna ancora le cosce).

*** NOTE ***

Il racconto che ho iniziato a narrarti rappresenta un'anteprima rispetto alle altre storie che ho condiviso finora. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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